Carbon TAX
Gennaio 19, 2024 Attualità Nessun commento

In Europa, negli ultimi anni, diversi paesi hanno adottato misure per ridurre le emissioni di carbonio, tra cui l’istituzione di normative ambientali, sistemi di scambio di emissioni (ETS) e tasse sul carbonio (Carbon TAX). Se prima i settori più interessati erano riscaldamento e trasporti, oggi l’attenzione si sta spostando anche verso altri settori inquinanti, come quello dei rifiuti.

Carbon TAX


L’Unione Europea ha fissato il 2050 come anno di scadenza per il raggiungimento dell’obiettivo: “neutralità carbonica”, con uno step “intermedio”, nel 2030, per il dimezzamento delle emissioni di CO₂.

In vista del raggiungimento di questi obiettivi climatici, cresce l’introduzione di strumenti volti alla riduzione delle emissioni di carbonio.

Ciò che è certo è che le imprese che risulteranno essere più inquinanti per l’ambiente ne usciranno penalizzate se non adotteranno misure idonee ad abbattere il loro livello di inquinamento; d’altra parte, è proprio questo l’obiettivo dei sistemi di tassazione che si stanno via via implementando.

L’idea di generare una tassa per ridurre le emissioni di carbonio risale al 1980, quando l’economista Pigou introdusse per primo il principio “chi inquina paga” come strumento per focalizzare l’attenzione sulle esternalità negative generate dalle emissioni dei processi produttivi.

Il principio è semplice: imporre una tassa per ogni tonnellata di CO₂ emessa dovrebbe indurre le industrie a investire in processi produttivi più puliti, per mantenere la competitività e, in ultima istanza, ridurre l’inquinamento atmosferico complessivo.

Secondo il rapporto della Banca Mondiale (Ramstein et al., 2019), nel 2018, sono meno di 50 i paesi responsabili del 20% delle emissioni a livello globale che hanno implementato o programmato una carbon tax.

Il Regno Unito, ad esempio, ha annunciato l’introduzione di una nuova “carbon tax”, entro il 2027, sui beni importati ad alta intensità di carbonio, provenienti da settori come la metallurgia, il vetro o il cemento, sulla scia di un meccanismo simile previsto nell’Unione europea, definito CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism).

In Europa, diversi paesi hanno adottato misure per ridurre le emissioni di carbonio, tra cui l’istituzione di normative ambientali, sistemi di scambio di emissioni (ETS) e tasse sul carbonio.

La Finlandia, ad esempio, è stato il primo paese al mondo a introdurre una tassa sul carbonio nel 2019.

In Italia non è mai stata introdotta una carbon tax, anche se all’inizio del 1999 è stata attuata una riforma fiscale ambientale basata su una rimodulazione delle accise sul settore dei trasporti e sull’introduzione di un’imposta di consumo sul carbone e sulle materie prime.

Insomma, attualmente non si dispone di una vera e propria carbon tax a livello globale; il valore della tassa, dunque, può variare molto da Paese a Paese. Si va da meno di 1 euro per tonnellata di emissioni di CO₂ (in Ucraina) a più di 100 euro/t/CO₂ (in Svezia, Liechtenstein e Svizzera) (“Carbon taxes in Europe 2023”, www.taxfoundation.org).

Da riscaldamento e trasporti…ai rifiuti: come si sta muovendo la tassazione europea sulle emissioni di carbonio


All’interno del contesto europeo è sempre più discussa la riforma ETS (Emission Trading System) ossia il sistema di scambio delle quote di emissione. Questo sistema risulta, attualmente, lo strumento principale dell’Unione Europea per affrontare la riduzione delle emissioni ed interesserebbe oltre 11.000 impianti industriali e circa 600 operatori aerei (www.mase.gov).

La nuova direttiva (direttiva UE 2023/959) sul sistema ETS andrebbe ad intervenire sul settore dei trasporti aerei e marittimi, ma introduce anche un nuovo comma relativo agli impianti di incenerimento per rifiuti urbani, attualmente esclusi dal sistema, ma che, a partire dal 2026, potrebbero dover pagare le quote di CO₂ emesse.

Infatti, nel 2026, la Commissione europea sarà tenuta a valutare e riferire al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all’estensione del meccanismo ETS agli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, in vista della loro piena inclusione a partire dal 2028 (www.assoambiente.org).

Inoltre, entro il 31 luglio 2026 la Commissione europea potrebbe valutare l’estensione del meccanismo ETS, oltre che agli inceneritori di rifiuti urbani, anche alle discariche e ad altri processi di trattamento dei rifiuti.

Un’altra novità, già a partire dal 1° gennaio 2024, è l’estensione degli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni per gli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani con una potenza termica nominale totale superiore a 20 MW.

Intanto…


A partire dal 2019, la Germania ha introdotto una legge sullo scambio di quote di emissioni di carburante (BEHG).  Originariamente la BEHG copriva solo le emissioni di CO₂ generate dalla combustione di gasolio da riscaldamento, gas naturale, benzina e diesel ma nel nuovo disegno di legge, a partire dal 2023, è stata inclusa anche la CO₂ derivante da carbone e rifiuti. Su questa scia, il Paese ha introdotto una “carbon tax” sui rifiuti che, a partire dal 1° gennaio 2024, farà della Germania il primo paese in Europa con questo tipo di tassa.

Quali saranno le conseguenze? Per i produttori di rifiuti questo sistema avrà come conseguenza un aumento dei costi. Infatti, l’aggiunta della tassa sulla CO₂ passerà da 40 €/t di CO₂, prodotta nel 2024, a 50 €/t di CO₂ nel 2025, in aggiunta alle tariffe già previste per l’incenerimento.

La nuova tassa varierà a seconda di alcuni fattori come il potere calorifico e il contenuto biogenico nei rifiuti, che saranno definiti utilizzando i codici dei rifiuti.

‍Le previsioni su come la nuova tassazione influenzerà l’intero settore non sono ancora chiare ma è possibile supporre che la nuova tassa creerà diverse sfide per l’industria del recupero energetico in Germania dato il significativo aumento dei prezzi che ricadrà sulle aziende del settore rifiuti e, infine, sui consumatori. Inoltre, non si può escludere che una manovra di questo tipo potrebbe generare un aumento delle esportazioni dei rifiuti verso altri paesi UE (“German CO₂ tax will change european waste streams”, www.envirotecmegazine.com).

Concludendo, la tendenza crescente all’introduzione di misure che consentano di arginare le emissioni di CO₂ in vista degli obiettivi climatici implica il coinvolgimento di tutti i settori.

Carbon Tax ed ETS sono solo alcuni degli strumenti adottati a livello europeo ed internazionale.

Per il momento gli inceneritori di rifiuti restano esclusi dal meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione ma, a partire dal 2024, gli Stati membri dovranno monitorarne e comunicarne l’impatto in termini di gas climalteranti e nel 2026 si deciderà per l’applicazione della tassa.

Fonte: www.envirotecmegazine.com

Fonti:
“German co2 tax will change european waste streams”, www.envirotecmegazine.com, 10/06/2023
“Carbon taxes in Europe 2023”, www.taxfoundation.org
Federal Law Gazette: Ordinance on emissions reporting according to the Fuel Emissions Trading Act for the years 2023 to 2030 (Emissions Reporting Ordinance 2030 – EBeV 2030, Part 5 Standard values for calculating fuel emissions in the cases of Section 2 Paragraph 2a BEHG)
www.mase.gov
www.assoambiente.org


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Maria Francesca Di Blasio
Written by Maria Francesca Di Blasio