Il campionamento dei rifiuti
Novembre 12, 2021 SOGEAM Nessun commento

In questo articolo tratteremo un tema molto importante ma spesso sottovalutato dagli operatori del settore ed, in generale, dal produttore dei rifiuti: il metodo corretto per il campionamento dei rifiuti.

Supponiamo ad esempio si debba bonificare un terreno; non è detto che questo terreno sia uniformemente “inquinato”, potrebbero infatti esserci delle aree più inquinate di altre oppure un’area potrebbe essere contaminata da alcune sostanze chimiche mentre altre zone di quel terreno potrebbero contenere sostanze diverse dalle prime. Lo stesso tipo di problema potrebbe verificarsi se volessimo analizzare un rifiuto liquido contenuto in una vasca. Potrebbe succedere che la parte inquinante sia decantata a fondo vasca perché ha un peso specifico superiore e la parte superficiale appaia pulita ed incontaminata.

Ecco quindi che si rende necessario stabilire una metodologia di campionamento volta ad evitare false rappresentazioni del rifiuto oggetto di analisi. Proprio per evitare questo, ci sono alcune norme che disciplinano le modalità del prelevamento del campione oggetto di analisi.

NORME UNI DI RIFERIMENTO


La norma UNI 10802 del 2013, entrata in vigore il 6 agosto del 2013, detta una chiara definizione di quello che è il cosiddetto “piano di campionamento”, ossia una serie di tecniche manuali di campionamento dei rifiuti liquidi, granulari, pastosi, grossolani, monolitici e fangosi.

Tra le altre cose, la norma detta anche le procedure per la riduzione delle dimensioni dei campioni prelevati al fine di facilitarne il trasporto in laboratorio, determina la documentazione necessaria per la rintracciabilità delle operazioni di campionamento e definisce le procedure per la fase di imballaggio, stoccaggio, conservazione e trasporto del campione stesso.

La norma UNI 10802:2013 cammina a stretto contatto con la norma UNI 14899, riguardante la preparazione e l’applicazione di un piano di campionamento e la norma UNI CEN/TR 15310 che riguarda diversi aspetti tecnici:

UNI CEN/TR 15310-1 (Massa minima degli incrementi, numero degli incrementi);
UNI CEN/TR 15310-2 (Tecnica di campionamento);
UNI CEN/TR 15310-3 (Riduzione dei campioni);
UNI CEN/TR 15310-4 (Conservazione e Trasporto);
UNI CEN/TR 15310-5 (Guida alla stesura di un piano di campionamento).

Lo scopo delle suddette norme è quello di delineare un procedimento da seguire nella fase di campionamento manuale dei rifiuti in base al loro diverso stato fisico, alla loro posizione (in termine tecnico detto “giacitura”) ed in base allo scopo per cui intendiamo effettuare le analisi.

Le norme UNI appena citate si riferiscono sia al campionamento di rifiuti che si trovano in giacitura statica, ovvero rifiuti stoccati in fusti, serbatoi, cisterne, autobotti, vasche, fosse e silos, che quelli che si trovano in giacitura dinamica, ossia in presenza di nastri trasportatori.

Per quanto concerne la qualità del campione, questa deve essere congrua e ben determinata e deve rispettare i parametri eventualmente concordati con il Laboratorio al quale si vuole affidare le analisi.

Se il rifiuto dovesse presentarsi visivamente eterogeneo, cioè formato da più componenti che costituiscono essi stessi rifiuti diversi, il campione può essere suddiviso nelle varie componenti stimandone le proporzioni relative e campionando singolarmente le diverse parti.

TIPOLOGIE DI CAMPIONAMENTO


Ci sono diverse tipologie di campionamento:

  • Campionamento casuale: vengono effettuati prelievi di incrementi in maniera casuale da un lotto facendo sì che ogni prelevamento abbia la stessa probabilità di includere tutti i parametri da esaminare.
  • Campionamento dinamico: prevede il prelievo di incrementi da un lotto liberamente fluente.
  • Campionamento sistematico: è il metodo più comune, il prelievo avviene ad intervalli (di tempo e di spazio) fissati. Questo permette una distribuzione uniforme dei punti di campionamento.
  • Campionamento stratificato: in questo tipo di campionamento l’intera area in esame è suddivisa in sottoaree; da ognuna di queste viene tratto un campionamento sistematico o casuale.

Per prelievo ad incrementi sopra citato si intende:

  • Nel caso di materiale confezionato, il numero di unità da prelevare è scelto dal lotto complessivo sulla base della tabella che segue:
Tabella 1 1

Da ciascuna unità, si preleva un incremento. L’unione di tutti gli incrementi costituirà il campione primario.

  • Nel caso di materiale sfuso:
    Il numero minimo di incrementi da prelevare, in funzione del volume, è dato dalla seguente tabella:
Tabella 2

L’unione di tutti gli incrementi andrà a costituire il campione primario. Per volumi superiori a 4000 m3 si considerano più lotti distinti, ciascuno dei quali corrisponderà un diverso campione.

MODALITA’ DI CAMPIONAMENTO


Al fine di ottenere il campione primario, i singoli incrementi vengono miscelati accuratamente, così da ottenere una massa omogenea nelle sue caratteristiche.

Qualora il rifiuto si presenti visivamente omogeneo e/o adeguatamente miscelato (come ad esempio potrebbe succedere nei rifiuti liquidi all’interno di un contenitore), viene prelevato un campione primario da un punto qualsiasi all’interno della massa.

Se ci si trova invece nel caso di un lotto di rifiuti solidi, nel caso di lotti di piccole dimensioni, si miscela l’intero lotto manualmente e, successivamente si applica il metodo della quartatura al lotto così omogeneizzato. Nel caso invece di un unico lotto di grandi dimensioni, si deve avviare una procedura di riduzione volumetrica secondo il metodo della quartatura; se non necessario si preleva un campione secondario attraverso il metodo degli incrementi.

QUARTATURA A CONO

Il metodo della quartatura può essere a cono oppure a superficie.

Quartatura a cono: Il materiale viene accumulato fino a formare un cono, quindi si divide il cono in 3 parti in altezza, si scartano i 2/3 superiori e si tiene il terzo inferiore. Tale porzione viene suddivisa in 4 parti, si scartano due parti opposte e le due residue parti opposte vengono di nuovo sovrapposte e mescolate fino a formare un nuovo cono. Si ripete la procedura di scarto e quartatura fino ad ottenere una quantità di materiale idonea per l’analisi.

Illustrazione 1

Immagine tratte da: ITI “Faccio” Vercelli – Dipartimento di chimica

QUARTATURA A SUPERFICIE


In questo caso il campione viene disposto in forma quadrata su di una superficie piana, quindi si divide in 4 parti seguendo le diagonali del quadrato: le due parti opposte indicate con (O) vengono scartate, le due parti opposte indicate con (X) vengono nuovamente miscelate, si procede alla formazione di un nuovo quadrato e così via, fino ad ottenere la quantità di materiale desiderata.

Illustrazione 2

Immagine tratte da: ITI “Faccio” Vercelli – Dipartimento di chimica

PERSONALE ADDETTO


Il personale addetto deve:

  • Assicurarsi che i punti di campionamento siano accessibili, sicuri e siano presenti eventuali permessi richiesti.
  • Assicurarsi che gli strumenti necessari alla raccolta dei campioni siano adatti allo scopo, puliti e asciutti prima del loro impiego.
  • Assicurarsi che i campioni siano in uno stato di protezione che li preservi da eventi esterni come polvere, pioggia o altro materiale, e che siano sigillati immediatamente dopo il campionamento.
  • Assicurarsi che gli imballaggi siano integri e che i contenitori rimangano ben chiusi.


GARANZIE PER LA PARTE


Un altro aspetto fondamentale in questo processo di campionamento è tenere conto delle garanzie per la Parte. Solitamente in una fase di campionamento sono previste almeno 4 porzioni per i rifiuti non deteriorabili dove ogni singola aliquota deve essere sigillata e firmata per garantire e salvaguardare il campione da manomissioni o sostituzioni. Una porzione del campione va al laboratorio per le analisi di rito, un’altra, a scelta, deve comunque essere rilasciata alla Parte e le rimanenti due vengono conservate dal Servizio Laboratori a disposizione per eventuali revisioni di analisi e per l’Autorità Giudiziaria.

TIPOLOGIA DI CONTENITORI


Per quanto riguarda la tipologia di contenitori, questi dovranno essere idonei a contenere e mantenere inalterati i campioni prelevati; solitamente la scelta dei contenitori va concordata con il laboratorio.

CONCLUSIONI


La fase di campionamento è un processo molto importante e bisogna quindi prestare molta attenzione durante tutto il procedimento come ad esempio scegliere il momento in cui si effettua il campionamento, la metodologia di raccolta del rifiuto e/o la scelta del contenitore da utilizzare. Seguire le norme UNI di riferimento facilita il prelievo di un campione rappresentativo del rifiuto oggetto di analisi e rende più fluido tutto il processo.

Naturalmente questo articolo non può essere esaustivo perché il tema potrebbe essere trattato molto più in profondità, ma vuole porre l’attenzione su un aspetto che, come detto all’inizio, viene spesso sottovalutato e su cui è doveroso sottolineare la dovuta importanza.


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Written by SOGEAM