Una tonnellata di rifiuti può rappresentare un costo, una passività ambientale oppure una fonte di materie prime. La differenza non sta soltanto nel materiale contenuto, ma nella capacità tecnologica ed economica di recuperarlo e reimmetterlo nei processi produttivi.

Per lungo tempo il rifiuto è stato considerato principalmente come il punto finale di un processo economico: qualcosa da raccogliere, trasportare, trattare e infine smaltire. L’economia circolare propone una prospettiva differente. Un rifiuto può essere infatti interpretato come uno stock di materiali che conserva un valore potenziale anche dopo la fine della prima vita del prodotto.

La domanda, quindi, non è semplicemente quanto costi gestire una tonnellata di rifiuto, ma quanto valore economico sia possibile recuperare da quella tonnellata.

Non si può, tuttavia, rispondere in maniera univoca. Una tonnellata di rifiuto organico, una tonnellata di rottame di alluminio, una tonnellata di scorie siderurgiche o una tonnellata di rifiuti elettronici hanno valori economici radicalmente diversi. In alcuni casi il detentore deve pagare per liberarsene; in altri è il materiale stesso ad avere un prezzo di mercato.

Il valore non è nella tonnellata, ma in ciò che contiene

Dal punto di vista economico, il valore di un rifiuto dipende prima di tutto dalla sua composizione materiale.

Una tonnellata di materiale relativamente puro e facilmente separabile può avere un valore elevato perché può essere trasformata direttamente o con pochi passaggi in una materia prima seconda. Al contrario, una tonnellata costituita da una miscela eterogenea, contaminata o difficile da separare può avere un valore nullo o addirittura negativo.

È quindi utile distinguere almeno quattro livelli di valore:

  1. valore della materia contenuta;
  2. valore della materia recuperabile;
  3. valore della materia effettivamente recuperata;
  4. valore netto dopo trattamento e logistica.

La differenza tra questi quattro concetti è fondamentale.

Supponiamo, ad esempio, che una tonnellata di rifiuto contenga 200 kg di un metallo economicamente interessante. Non significa che quei 200 kg abbiano automaticamente un valore di mercato. Se il processo di trattamento permette di recuperare soltanto il 60%, il materiale effettivamente ottenibile sarà 120 kg. Se inoltre il trattamento costa 150 euro per tonnellata e il trasporto altri 50 euro, il valore lordo del metallo dovrà essere confrontato con almeno 200 euro di costi, oltre agli altri oneri della filiera.

In termini economici semplificati, il valore netto di un’opzione di recupero può essere considerato come il valore dei materiali e dell’energia recuperati, al netto dei costi necessari per raccolta, selezione, trattamento, trasporto e gestione dei residui, tenendo conto anche degli eventuali costi evitati rispetto all’alternativa di smaltimento.

Dal rifiuto alla materia prima seconda

Il passaggio cruciale è quello dal concetto di rifiuto a quello di materia prima seconda.

L’Agenzia europea dell’ambiente sottolinea che il riciclo può essere interpretato come una fonte di materie prime seconde e quindi come un’alternativa all’impiego di risorse vergini. Tuttavia, il riciclo da solo non è sufficiente: servono mercati funzionanti in grado di assorbire questi materiali e reinserirli nella produzione industriale (Fonte: “Europe’s circular economy in facts and figures”, European Environment Agency).

Questo è uno dei principali problemi dell’economia circolare europea.

Nel 2024 il circular material use rate dell’UE, cioè la quota dei materiali utilizzati dall’economia europea proveniente da materiali riciclati, era pari al 12,2%. L’obiettivo europeo è portarlo a circa il 24% entro il 2030. (European Commission).

Una tonnellata di rifiuti può valere meno di zero

Una tonnellata di rifiuto può avere un valore negativo quando il proprietario deve sostenere un costo per conferirla a un impianto di trattamento o smaltimento.

Questo accade quando il materiale non possiede componenti economicamente recuperabili; è contaminato; richiede trattamenti complessi; deve essere trasportato su lunghe distanze; produce residui che devono essere ulteriormente gestiti; presenta rischi ambientali o normativi.

In questo caso il rifiuto non è più una commodity, ma una passività economica.

La situazione cambia radicalmente quando aumenta la concentrazione di materiali recuperabili.

È il motivo per cui gli impianti moderni non sono semplicemente “impianti di trattamento rifiuti”: sono sempre più simili a impianti di produzione di materie prime seconde.

Uno degli esempi più evidenti è rappresentato dai rifiuti elettronici.

Computer, smartphone, apparecchiature elettriche e altri dispositivi contengono rame, oro, argento, palladio e altri materiali.

La logica è quella dell’urban mining: invece di estrarre il materiale da una miniera geologica, lo si recupera da una “miniera urbana” costituita dai prodotti già presenti nell’economia.

Lo stesso principio sta diventando strategico per le materie prime critiche come rame, litio, nichel, cobalto e terre rare. Il riciclo non elimina la necessità di nuove miniere, ma crea una fonte secondaria di approvvigionamento e riduce la dipendenza dalle risorse primarie.

In questo caso il valore di una tonnellata di rifiuto non dovrebbe essere valutato soltanto sulla base del suo prezzo di vendita.

Ha anche un valore strategico: può ridurre l’esposizione a mercati internazionali volatili, rischi geopolitici e interruzioni delle forniture.

Un altro esempio è rappresentato dai metalli. I metalli possono essere riciclati molte volte mantenendo un’elevata funzionalità.
Il valore economico del rottame dipende dal prezzo del metallo, ma anche dalla sua qualità metallurgica.
Un rottame pulito, omogeneo e facilmente rifondibile può avere un valore molto superiore rispetto a un flusso contaminato.

La qualità diventa dunque una variabile economica fondamentale. E questo porta a un principio generale, ovvero nella circular economy, la qualità del rifiuto determina una parte rilevante del suo valore.

Il valore nascosto è anche energetico

Non tutto il valore contenuto nei rifiuti è materiale.

Alcuni flussi possiedono un contenuto energetico che possono essere recuperati attraverso processi di digestione anaerobica, produzione di biogas, recupero di combustibili o termovalorizzazione.

Tuttavia, il recupero energetico deve essere confrontato con il riciclo materiale.

La gerarchia europea dei rifiuti tende infatti a privilegiare prevenzione, riuso e riciclo rispetto al recupero energetico e allo smaltimento.

Una plastica può essere bruciata per produrre energia, ma può anche essere trasformata in nuova materia prima. Il confronto corretto non è quindi soltanto tra due prezzi, ma tra differenti quantità di valore economico e materiale conservato nel sistema.

Una tonnellata di rifiuto ha anche un valore “evitato”

Esiste infine una componente spesso trascurata: il valore dei costi evitati. Recuperare una tonnellata di materiale significa, infatti, evitare:

  • l’estrazione di nuova materia prima;
  • parte dell’energia necessaria alla produzione primaria;
  • il trasporto della risorsa primaria;
  • il trattamento di una parte dei rifiuti;
  • l’occupazione di spazio in discarica;
  • alcune emissioni e impatti ambientali.

Concludendo, nel futuro la domanda da parte delle industrie potrebbe passare da: “Quanto costa smaltire una tonnellata?” a: “Quanto valore possiamo estrarre da una tonnellata prima di considerarla un rifiuto?”

Il vero indicatore non dovrebbe dunque essere semplicemente il prezzo per tonnellata, ma il valore netto recuperabile per tonnellata. È questo passaggio che trasforma la gestione dei rifiuti in economia circolare.

L’obiettivo finale non è solo produrre più rifiuti riciclabili ma massimizzare la quantità di valore economico, materiale ed energetico che rimane nell’economia prima che un materiale perda definitivamente la propria utilità. E in questo senso una tonnellata di rifiuto potrebbe rappresentare, paradossalmente, non la fine di un ciclo economico, ma l’inizio di una nuova catena del valore.


Fonti:

  • European Commission, Circular Economy / Circular Economy Act — mercato unico delle materie prime seconde e obiettivi europei di circolarità. (Environment)
  • Eurostat, Circular economy monitoring framework — dati sul circular material use rate europeo. (European Commission)
  • European Environment Agency, Europe’s circular economy in facts and figures — ruolo del riciclo e dei mercati delle materie prime seconde. (Agenzia Europea dell’Ambiente)
  • UNEP / International Resource Panel, Global Resources Outlook 2024 — consumo globale di risorse e prospettive della circolarità. (UNEP – UN Environment Programme)
  • UNEP / ISWA, Global Waste Management Outlook 2024 — costi economici della gestione dei rifiuti e scenari di economia circolare. (UNEP – UN Environment Programme)
  • International Energy Agency, Recycling of Critical Minerals (2024) — ruolo economico e strategico del riciclo di minerali critici. (IEA)
  • OECD, Resource efficiency and circular economy — efficienza delle risorse, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività. (OECD)

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Written by SOGEAM