Perche e dove incenerire i rifiuti
Giugno 18, 2021 SOGEAM Nessun commento

L’incenerimento dei rifiuti, nonostante lo sviluppo dell’economia circolare resta largamente utilizzato, vediamo perché e dove incenerire i rifiuti.

Negli ultimi anni, l’invio dei rifiuti in discarica, viene visto sempre più come “ultima ratio”. Con l’avvento dell’economia circolare si sta cercando di dare nuovo impulso alla vita dei prodotti anche attraverso il riuso o il riciclo di questi.

Nel caso ciò non fosse possibile la via maestra diventa quella del recupero.

Esiste tuttavia una forma di smaltimento che continua ad avere una grande importanza e difficilmente verrà annullata nel tempo: l’incenerimento di rifiuti.

Bruciare i rifiuti consente di sviluppare un’energia che si libera dalla combustione del rifiuto tale energia è definita “Potere Calorifico”. Il Potere Calorifico è la quantità di energia sviluppata dalla combustione completa di un combustibile. Esso viene misurato in KiloJoule/Kg. Il Potere Calorifico può essere distinto in PCS (Potere Calorifico Superiore) quando tiene conto dell’integrale produzione di energia derivata dal combustibile o PCI (Potere Calorifico Inferiore) se, dalla reazione, si sottrae la porzione di energia impiegata per far evaporare l’acqua formatasi durante la reazione.

Al di là delle definizioni squisitamente tecniche quello che è importante sapere è che il PCI rappresenta la misura che consente di effettuare le valutazioni sulle capacità riscaldanti dei vari combustibili e quindi viene utilizzato per indicare l’efficienza energetica degli stessi.

Vediamo alcuni PCI convenzionali del greggio e dei principali prodotti petroliferi:

Petrolio greggio KJ/Kg 10.000
GPL KJ/Kg 11.000
Benzina KJ/Kg 10.500
Gasolio KJ/Kg 10.200
Olio combustibile KJ/Kg 9.800
Gas naturale KJ/Kg 9.200
Carbon Fossile KJ/Kg 7.400
Fonte: ENEA (efficienzaenergetica.enea.it)

Naturalmente il PCI dei rifiuti può variare in base alla tipologia del rifiuto che viene incenerito.

Resta il fatto che secondo una normativa italiana è vietato conferire in discarica rifiuti con PCI> 13.000 KJ/Kg (D.LGS 36/2003).

Fatta questa doverosa premessa, risulta evidente che, ove non sia possibile recuperare o riciclare un rifiuto, vale sempre la pena cercare di sfruttare il contenuto energetico dei rifiuti stessi.

A tal fine esistono diverse possibilità che possono essere tra loro più o meno efficaci ma che differiscono dalla filosofia di base con cui sono nati questi impianti. Possono esserci impianti nati appositamente per “bruciare rifiuti”, in questo caso parliamo di termovalorizzatori o inceneritori. In alternativa a questi si possono sfruttare altri impianti nati per altri motivi ma che potrebbero essere utili alla causa (esempio: i cementifici e le centrali termoelettriche).

Nel primo caso si avrà un sistema completamente autonomo che produce energia dai rifiuti mentre nel secondo caso si sostituisce una certa quantità di combustibile utilizzato per alimentare il cementificio o la centrale termoelettrica con i rifiuti. In questi casi viene quindi utilizzato un mix composto da rifiuti e combustibile classico.

Ovviamente questi diversi approcci all’incenerimento dei rifiuti implicano anche altre differenze; senza voler affrontare le differenze normative esistono anche delle diverse modalità di preparazione del materiale. Per gli impianti nati esclusivamente per il trattamento dei rifiuti questi possono essere avviati alla combustione così come sono, mentre per gli impianti nati per altri scopi occorre ovviamente trattarli preventivamente per renderli idonei allo specifico invio al cementificio o ad altro utilizzo industriale.

Nell’ambito poi degli impianti nati esclusivamente per bruciare i rifiuti possiamo avere un’ulteriore suddivisione in incenerito o termovalorizzatori.

I termovalorizzatori, oltre che svolgere una funzione di smaltimento rifiuti, sfruttano il calore proveniente dalla combustione degli stessi per produrre energia. Gli inceneritori, invece, sono impianti ormai di vecchia concezione ed oggi, in Italia, non se ne costruiscono più. Va detto che i termovalorizzatori moderni ormai hanno raggiunto dei livelli di tecnologia così elevati che consentono un bassissimo impatto ambientale. Non solo hanno raggiunto standard qualitativi importanti ma, anche da un punto di vista di tutela della salute per l’uomo, secondo le recenti analisi epidemiologiche condotte intorno agli impianti moderni, non si sono riscontrati aumenti di patologie imputabili alla loro presenza. Basti pensare che nei paesi del Nord Europa i termovalorizzatori sorgono nel mezzo delle città.

La lotta contro la costruzione di nuovi impianti di incenerimento è spesso non giustificata perché, come abbiamo visto, non solo questi impianti oggi rappresentano una soluzione valida per lo smaltimento dei rifiuti e la conseguente produzione di energia, ma, anche da un punto di vista ambientale, hanno progressivamente dimostrato un decrescente impatto ambientale.

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Written by Antonio Moffa