In questo articolo vedremo quali sono i più importanti principi giuda stabiliti dalla Comunità Europea nella gestione dei rifiuti che si sono di fatto concretizzati nella Direttiva Quadro 2008/98.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un depotenziamento del potere decisionale da parte degli Stati membri a favore delle Istituzioni Europee. Abbiamo sentito più volte l’epressione: “Ormai le decisioni più importanti si prendono a Bruxelles !” Così come in economia, anche nel settore ambientale c’è stata una europeizzazione della politica dei rifiuti.

Oggi è proprio l’Europa che fa da giuda e segna la strada da seguire a cui gli Stati membri si devono attenere fissando principi generali ed obiettivi minimi da raggiungere.

Principio di gerarchia e priorità

Il primo principio è quello della “gerarchia e priorità” nella gestione dei rifiuti; in merito a questo punto abbiamo già scritto in un precedente articolo intitolato “La piramide dei rifiuti” (https://www.sogeam.it/la-piramide-dei-rifiuti/). Riassumendo in poche righe il concetto, ogni soggetto coinvolto dovrebbe affrontare la gestione dei rifiuti attraverso una scala gerarchica ben precisa: prevenzione, preparazione al riutilizzo, riciclo, recupero di energia e, come ultima ratio, lo smaltimento dei rifiuti.

Principio “chi inquina paga”

Il principio di “chi inquina paga” prevede che i costi dei danni causati all’ambiente dovrebbero tendenzialmente essere sostenuti dai soggetti responsabili piuttosto che essere addossati alla collettività e riparati con denaro pubblico. Ovviamente uno dei fini di tale principio è quello di disincentivare l’inquinatore a compiere azioni dannose per l’ambiente, evitando quindi che il danno si verifichi.

Principio di responsabilità estesa del produttore

Con il principio di “responsabilità estesa del produttore (EPR)” si intende attribuire a chi sta a monte della filiera (produttori o distributori) il compito di adottare alcune misure volte a diminuire l’impatto dei beni da loro stessi immessi sul mercato e che avranno un impatto sull’ambiente. Queste misure possono essere le più disparate: mettere a disposizione del pubblico informazioni relative alla riutilizzabilità e riciclabilità del prodotto; adottare programmi di prevenzione dei rifiuti e migliorare la progettazione del prodotto per favorirne la durabilità, riutilizzabilità, riparabilità e/o riciclabilità. In generale, con riferimento alla quantità di prodotti immessi nel mercato, vengono associati all’EPR gli obblighi di raggiungere obiettivi minimi di riciclaggio e/o recupero entro determinati termini temporali e vengono definite sanzioni in caso di un loro mancato raggiungimento.

Principio di prossimità

Con il principio di “prossimità” nella gestione dei rifiuti questi dovrebbero essere trattati il più possibile vicino al luogo in cui sono stati prodotti.

Principio di autosufficienza

Il principio di “autosufficienza” secondo cui ogni ambito territoriale dovrebbe disporre di impianti adeguati a gestire tutti i rifiuti che sono stati generati in quel determinato territorio; in Italia tale principio è stato recepito nell’art. 182-bis del Dlgs 152/2006 secondo cui “lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati devono essere gestiti con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di:
• realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali;
• permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
• utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica.”

I principi sopra esposti non rappresentano banalmente degli slogan a cui ispirarsi ma sono stati sempre più tradotti, da parte dei vari Stati membri, in norme ben precise che impongono ai soggetti destinatari comportamenti sempre più stringenti, finalizzati alla tutela ed al rispetto della salvaguardia dell’ambiente.

A conferma di quanto scritto sopra, le recenti direttive facenti parte del Pacchetto Economia Circolare (PEC) hanno di fatto confermato la validità e la forza di tali principi, in particolare la direttiva 851/2018 in vigore dal 4 luglio 2018 che ha riformato la direttiva 2008/98.

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Written by Antonio Moffa