Recycle plastic
Maggio 12, 2020 SOGEAM Nessun commento

Il riciclo della plastica è una pratica ormai molto diffusa in Italia. Il COREPLA (consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) nel 2019 ha pubblicato il rapporto di sostenibilità relativo all’esercizio 2018 (documento).

Da tale documento si evince che in Italia vengono prodotti ogni anno circa 2.300.000 tonnellate di imballaggi in plastica. Di questa quantità l’87,5% viene recuperata; rispetto gli anni passati si sono fatti quindi notevoli passi avanti. Tuttavia nel riciclo della plastica fare di più e meglio si può! Infatti, durante le operazioni messe in atto per riciclare la plastica, a differenza di quanto avviene per altri materiali come ad esempio il vetro e l’alluminio, si perde la qualità del materiale di origine. Detto in altri termini, la plastica subisce una degradazione nel corso del processo di riciclaggio al punto che, quasi mai, è possibile produrre dagli scarti ottenuti, prodotti della stessa qualità di quelli di partenza; nella maggioranza dei casi vengono ottenuti oggetti di qualità inferiore.  Infatti, di quel 87,5% riciclato:

  • il 44,5% (quindi circa la metà) viene recuperato attraverso un riciclo meccanico per produrre nuova materia prima;
  • del restante 43 % viene ottenuto un mix di frammenti di plastica diversi chiamato in gergo “plasmix”.

Come possiamo vedere dalla tabella sottostante, di circa 2.300.000 tonnellate di imballaggi in plastica immessi sul mercato annualmente, solo il 12,5 % NON viene recuperato.

Plastica riciclate
Fonte: COREPLA Rapporto sostenibilità 2018

Recupero meccanico

Il recupero meccanico consiste nella rilavorazione del rifiuto di plastica per produrre materie prime da impiegare nella realizzazione di nuovi manufatti. Le metodologie impiegate a tal fine prevedono diverse modalità di separazione, tra cui quella magnetica, elettrostatica, per flottazione, per densità, per proprietà aerodinamiche, per galleggiamento ecc. Una volta divisi i polimeri, questi sono avviati alle fasi successive di triturazione, lavaggio, macinazione, essiccamento e granulazione.

Plasmix

Per quanto riguarda la percentuale non pienamente recuperata (ossia poco meno del 50 %) , questa viene a formare il cosiddetto plasmix. Abbiamo già detto che con questo termine vogliamo indicare tutte quelle frazioni di plastica miste che non hanno superato (o non sono state riconosciute) durante la fase di selezione. Un tempo questi scarti venivano destinati alle discariche o all’incenerimento. Oggi, invece, il plasmix viene introdotto in cicli produttivi diversi in cui la prestazione qualitativa del materiale non è così importante. Questo rappresenta un grande passo avanti rispetto al passato. La parte di plasmix che non trova applicazione in altri ambiti viene comunque utilizzata per il recupero energetico come combustibile solido secondario. 

Come già detto in un precedente articolo la plastica rappresenta un mondo molto variegato e dire plastica è troppo generico. Abbiamo già parlato dei diversi tipi di plastica e delle diverse caratteristiche che questa può manifestare.

Per migliorare ulteriormente la qualità del riciclo ed alzare l’asticella, occorrerebbe ripensare al sistema plastica già all’origine, riducendo le tipologie di plastica utilizzate affinché i sistemi automatici di selezione e cernita possano facilmente individuare e quindi selezionare correttamente a monte la plastica recuperabile, evitando che tutta la plastica “non riconosciuta” finisca nel plasmix.

L’auspicio è che ci sia da parte delle Aziende produttrici degli imballaggi in plastica una unità di intenti volta a ripensare alle caratteristiche tecniche degli imballaggi per renderli più facilmente individuabili dai sistemi di riconoscimento.

Lavorare su questo aspetto aiuterebbe sicuramente ad aumentare quel 50% che viene attualmente recuperato: fare di più e meglio si può !

Written by Antonio Moffa