In questo articolo parleremo della gestione di guanti e mascherine (DPI) come rifiuti dal punto di vista di un’azienda privata.

In questo momento particolarmente delicato per tutto il mondo, il COVID-19 ha reso necessario l’uso incondizionato di guanti e mascherine. Al termine del loro utilizzo diventa spontaneo chiedersi: come dobbiamo smaltire questi DPI?

Se sono stati utilizzati nell’ambito della propria vita privata in qualità di cittadini, la risposta a questa domanda ci viene data dalle linee guida emanate dall’Istituto Superiore della Sanità in data 31/03/2020 e di cui abbiamo già relazionato in un articolo precedente (Rapporto ISS COVIS-19 n.3). In questo caso sono considerati Rifiuti Urbani e vanno chiusi in un doppio o triplo sacchetto e messi nella raccolta indifferenziata.

Il problema nasce quando guanti e mascherine vengono prodotti nello svolgimento di una mansione lavorativa non come privati cittadini ma in qualità di lavoratori di un’Azienda. In questo caso infatti non esiste una disciplina specifica che norma questa fattispecie, ma bisogna ricorrere alle regole attualmente vigenti sui rifiuti ed al comune buon senso.

Da un punto di vista teorico, volendo escludere il ricorso ad un sistema di raccolta pubblica (comunale), esistono 2 possibilità:

Soluzione n° 1 per smaltire guanti e mascherine

In linea generale, questi DPI potrebbero essere inviati al conferimento presso una società di smaltimento autorizzata alla gestione dei rifiuti con codici CER 15.02.02* (assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi contaminati da sostanze pericolose) o 15.02.03 (assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi NON contaminati da sostanze pericolose).

Questa possibilità non è percorribile per le aziende appartenenti al settore sanitario che dovranno applicare le regole indicate al punto seguente.

Soluzione n° 2 per smaltire guanti e mascherine

In questo momento paticolarmente delicato (aprile 2020) in cui imperversa la pandemia da COVID-19, guanti e mascherine, al termine del loro utilizzo, potrebbero essere equiparati ai rifiuti sanitari; infatti l’articolo 2 del DPR 254/2003 elenca tra i rifiuti sanitari anche i “rifiuti speciali prodotti al di fuori delle strutture sanitarie, che come rischio risultano analoghi ai rifiuti pericolosi a rischio infettivo” (quali ad esempio i prodotti presso i laboratori di analisi microbiologiche, di alimenti, di acque o di cosmetici, presso industrie di emoderivati, istituti estetici e similari). In questo caso il codice CER da utilizzare sarà il 18.01.03* (Rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni).

Vista la criticità del momento molte aziende stanno cautelativamente adottando questa seconda possibilità sottoponendosi così a tutte le prescrizioni previste per lo smaltimento dei rifiuti sanitari.

Ricordiamo che la normativa sui rifiuti sanitari è una disciplina speciale (DPR 15/07/2003 n. 254) rispetto la normativa generale sui rifiuti (DLGS 03/04/2006 n. 152) e prevede delle regole diverse.

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Written by Antonio Moffa