In questo articolo analizzeremo brevemente la normativa europea e nazionale nell’ambito dei rifiuti in mare e negli ambienti marini, i risultati raggiunti finora e cosa dobbiamo aspettarci a partire dal 2024.

L’aumento dei rifiuti che popolano i mari è diventato, ormai a tutti gli effetti, un fenomeno di portata globale, “un fenomeno transfrontaliero riconosciuto come problema a livello mondiale di dimensioni sempre più vaste” (direttiva 2019/904/UE).

I rifiuti che invadono i nostri mari rappresentano un problema importante, non solo per le esternalità negative legate ai costi ambientali e sociali derivanti dagli effetti nocivi sull’ecosistema, ma anche per i costi diretti che possono generare; ne sono un esempio i costi per la pulizia del litorale o per i danni meccanici alle imbarcazioni e alle attrezzature da pesca.

L’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile si concentra sulla conservazione degli oceani, dei mari e delle risorse marine, attraverso la prevenzione e la riduzione di ogni forma di inquinamento marino, soprattutto quello derivante dalle attività esercitate sulla terraferma, compreso l’inquinamento dei detriti marini e delle sostanze nutritive.

In vista del 2030, nasce spontaneo chiedersi a che punto siamo, cosa è stato fatto finora e cosa dobbiamo aspettarci.

Rifiuti in mare: cosa cambia a livello europeo…


Con la Direttiva 2019/883/UE, l’Unione Europea ha voluto intensificare la sua azione sulla gestione dei rifiuti prodotti dalle navi con misure volte a tutelare l’ambiente marino.

In sostanza la direttiva opera in questi termini:

  • classifica i rifiuti accidentalmente pescati come “rifiuti delle navi”;
  • introduce un sistema di recupero dei costi di raccolta e trattamento dei rifiuti citati basato sulla riscossione di tariffe indirette a carico delle navi;
  • invita gli Stati membri a coprire i costi della raccolta e del trattamento dei rifiuti accidentalmente pescati con le entrate generate da sistemi di finanziamento alternativi, al fine di evitare che tali costi siano soltanto a carico degli utenti dei porti. Tra i sistemi di finanziamento sono compresi sistemi di gestione dei rifiuti e finanziamenti dell’Unione Europea, nazionali o regionali;
  • richiede agli Stanti membri di provvedere alla raccolta dei dati di monitoraggio riguardanti il volume e la quantità dei rifiuti accidentalmente pescati.

E a livello nazionale…


In Italia, con il decreto legislativo 197/21 (in attuazione della Direttiva 2019/883/UE), sono state introdotte ulteriori misure specifiche in materia di rifiuti accidentalmente pescati.

Una prima novità riguarda la differente classificazione dei rifiuti accidentalmente pescati considerati ora come rifiuti urbani, rispetto agli altri rifiuti delle navi che rientrano invece tra i rifiuti speciali.

Inoltre, “al fine di incentivarne il conferimento, la norma prevede che la raccolta e il trattamento dei rifiuti accidentalmente pescati non comporti l’obbligo di corresponsione della tariffa, richiedendone a questo scopo una raccolta e quantificazione separata rispetto agli altri rifiuti” (Arera, 2022).

Un ulteriore aspetto riguarda i soggetti responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, ai quali è attribuito il compito di “acquisire i dati di monitoraggio riguardanti il volume e la quantità dei rifiuti accidentalmente pescati riferiti all’anno solare precedente, dai gestori degli impianti portuali di raccolta, ai fini della successiva trasmissione con cadenza annuale mediante il modello unico di dichiarazione ambientale” (Arera, 2022).

Con la legge “SalvaMare” (17 maggio 2022, n.60), l’Italia si impegna ulteriormente nel “contrasto alla dispersione dei rifiuti nei mari, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune, con lo scopo di contribuire al risanamento dell’ecosistema marino e alla promozione dell’economia circolare, ma anche alla sensibilizzazione della collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione di tale fenomeno”.

Con questa legge è stata ampliata la definizione di rifiuti accidentalmente pescati, comprendendo anche quelli raccolti nei fiumi, nei laghi e nelle lagune, dalle reti durante le operazioni di pesca oppure occasionalmente.

Per quanto riguarda le modalità di gestione di tali rifiuti, la legge stabilisce che “i rifiuti accidentalmente pescati siano conferiti, gratuitamente e previa pesatura degli stessi, all’impianto portuale di raccolta, ovvero, ad apposite strutture di raccolta allestite in prossimità degli ormeggi.”

Un altro aspetto importante nella gestione di questi rifiuti è relativo al costo.

Per evitare, infatti, che i costi di gestione di questi rifiuti ricadano solo su alcuni utenti, i costi di raccolta e trattamento saranno aggiunti come maggiorazione al corrispettivo dovuto per la TARI (tassa sui rifiuti).

Inoltre, per assicurare una maggiore diffusione della conoscenza e della trasparenza dei servizi di gestione dei rifiuti, i costi aggiuntivi saranno evidenziati, negli avvisi di pagamento, rispetto alle altre voci e dovranno essere sottolineate le finalità per cui tale componente è stata istituita.

Si parla di “componente perequativa”, definita con la sigla “UR1”, fissata a 0,10 euro/utenza. Questa quota si riferisce alla copertura dei costi di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati e dei rifiuti volontariamente raccolti.

Alla quota UR1 si aggiungerà, in bolletta, la componente perequativa “UR2” pari a 1,50 euro/utenza, per la copertura delle agevolazioni per eventi eccezionali e calamitosi. Per un totale di 1,60 euro in aggiunta nelle prossime bollette (TARI).

L’applicazione delle componenti UR1 e UR2 sarà visibile nei PEF 2024 e 2025 (si ricorda che i dati riportati sono riferiti al conferimento di rifiuti agli impianti di trattamento negli anni 2022 e 2023).

Questi valori sono soggetti ad aggiornamento annuale: entro il 30 settembre di ciascun anno, a decorrere dal 2025, si trasmetterà all’Autorità un rapporto dettagliato della gestione dei conti perequativi.

Il meccanismo perequativo sarà utilizzato anche per la copertura dei costi di gestione relativi ai rifiuti raccolti volontariamente attraverso campagne di pulizia, in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune.

Concludendo, è possibile osservare che la normativa europea e nazionale (2019/883/UE e decreto legislativo 197/21) si stia adoperando per la riduzione dei rifiuti in mare attraverso l’attuazione di sistemi tariffari e l’attribuzione di specifiche responsabilità.

Si tratta di un sistema dinamico ed in continua evoluzione.

Vi invitiamo, quindi, a rimanere aggiornati su eventuali modifiche consultando il nostro blog.


Fonti:

“ISTITUZIONE DI SISTEMI DI PEREQUAZIONE NEL SETTORE DEI RIFIUTI URBANI”, Arera, deliberazione 3 agosto 2023, 386/2023/R/RIF

“SISTEMI DI PEREQUAZIONE NEL SETTORE DEI RIFIUTI, Orientamenti per l’introduzione dei sistemi di perequazione connessi al rispetto della gerarchia dei rifiuti e al recupero dei rifiuti accidentalmente pescati”, Arera, 22 novembre 2022


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Maria Francesca Di Blasio
Written by Maria Francesca Di Blasio