I siti contaminati (terreni, falde, sedimenti) rappresentano una criticità ambientale globale, con impatti su salute umana, ecosistemi e uso del suolo. L’economia circolare, basata su prevenzione, riuso e rigenerazione, offre un’opportunità per trasformare questi siti in risorse rigenerabili.

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto numero di siti contaminati, frutto di decenni di attività industriali, portuali e di gestione inadeguata dei rifiuti.

Secondo i dati più recenti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sono 42 i Siti di Interesse Nazionale (“SIN”) in fase di bonifica, per un totale di oltre 100.000 ettari (circa 170.000 ettari totali a terra e circa 78.000 ettari in mare) (Fonte: www.bonifichesiticontaminati.mite.gov.it). Tali aree rappresentano non solo un rischio per la salute umana e l’ambiente, ma anche un freno allo sviluppo urbano, agricolo e industriale.

I Siti di Interesse Nazionale sono aree contaminate classificate come prioritarie dallo Stato italiano per la gravità dell’inquinamento, l’estensione del sito, o per l’impatto su salute umana e ambiente. La loro bonifica è gestita direttamente dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in collaborazione con ISPRA e le Regioni interessate.

Con il termine “sito contaminato” ci si riferisce a tutte quelle aree per le quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata un’alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee tale da rappresentare un rischio per la salute umana.

Le cause della contaminazione dei suoli e delle acque sotterranee possono essere attribuibili ad eventi incidentali o a conduzioni poco attente di attività industriali, artigianali, agricole, oltre a quelle collegate alla gestione dei rifiuti.

Se la presenza di sostanze contaminanti in un’area rappresenta un pericolo per la salute umana e per l’ambiente, occorre procedere alla messa in sicurezza o alla bonifica delle matrici ambientali coinvolte, oltre che al loro ripristino.

LA NORMATIVA

In Italia, la gestione dei siti contaminati è regolata dal D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), che definisce le procedure per la caratterizzazione di un sito contaminato, le analisi di rischio (CSR/CSC), le procedure di bonifica e monitoraggio. Il sistema di bonifica si basa sul principio “chi inquina paga” [D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.  “Norme in materia ambientale”, Parte Quarta, Titolo V: “Bonifica di siti contaminati”, disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitari, con particolare riferimento al principio “chi inquina paga”.].

MISURE DI TRATTAMENTO DEI SUOLI CONTAMINATI

Di seguito sono riportate le principali tecniche di trattamento dei siti contaminati:

  • Bonifica mediante trattamento chimico-fisico: si tratta di una decontaminazione in situ della matrice contaminata (es: soil washing, ossidazione, stabilizzazione/solidificazione);
  • Bonifica per rimozione/asportazione del materiale contaminato ed il successivo trattamento o smaltimento in impianti autorizzati (es: scavo e smaltimento). È una tecnica che comporta la produzione di rifiuti secondari;
  • Messa in sicurezza permanente o temporanea o di emergenza: confinamento in loco (e non rimozione!) della sostanza inquinante (es. coperture, barriere).

Oltre ai sistemi di trattamento appena citati, si parla anche di sistemi di trattamento biologico che includono la “biorimediazione” che stimola o integra microorganismi utili a degradare contaminanti organici e il “fitorisanamento” che utilizza piante in grado di accumulare e degradare sostanze nocive.

L’UTILIZZO DI TECNOLOGIE E APPROCCI CIRCOLARI NELLA BONIFICA DEI SITI CONTAMINATI

L’economia circolare applicata alla bonifica mira a:

  • Trasformare i rifiuti in risorse (es. scarti agricoli che diventano biosurfattanti).
    I biosurfattanti sono molecole naturali prodotte da microrganismi (es. rhamnolipidi, sophorolipidi) e caratterizzate da alta biodegradabilità, bassa tossicità e capacità di aumentare la bioaccessibilità di inquinanti (idrocarburi, metalli pesanti) nei suoli contaminati. Queste proprietà li rendono efficaci nei processi di: mobilizzazione ed emulsificazione degli idrocarburi e nel desorbimento di metalli pesanti.
    Un esempio concreto di integrazione dell’economia circolare nei processi di bonifica è dato dall’uso di biosurfattanti prodotti a partire da scarti agricoli (es. filiera vinicola, cerealicola) come dimostrato  anche dal progetto italiano “RICREA” che utilizza rifiuti derivanti dalla produzione di cereali per produrre biotensioattivi con i quali sarà possibile trattare i terreni contaminati da idrocarburi pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Il progetto prevede l’utilizzo del “processo bioelettrochimico assistito”, indicato anche come “BES+”, che utilizza elettrodi per stimolare nel suolo l’attività metabolica di biodegradazione degli inquinanti organici.  Il processo può essere adottato direttamente in situ oppure, attraverso impianto mobile, on site, prevenendo la produzione e il trasporto di rifiuti all’esterno del sito (fonte: www.progetto-ricrea.org).
    È un tipo di approccio che evita l’escavazione e il trasporto dei terreni contaminati garantendo la riduzione di rifiuti;
  • Recuperare e riutilizzare il materiale decontaminato: frazioni trattate di terreno possono essere, infatti, utilizzate per riempimenti, materiali edili o paesaggistici.
    I rifiuti da costruzione e demolizione, compresi i terreni provenienti da siti contaminati, sono quantitativamente rilevanti. I rifiuti prodotti dalle operazioni di bonifica dei terreni (in particolare il codice EER 191302) sono tra i principali rifiuti che vengono conferiti nelle discariche per rifiuti inerti.
    In Lombardia, il progetto “Ri.circo.lo. C&D”, il cui bando è stato pubblicato il 08/07/2025, mira ad incentivare il riuso di inerti da demolizioni e terreni bonificati, riducendo l’uso di materie prime vergini, prevenendo la produzione rifiuti e favorendo riciclaggio e valorizzazione dei materiali nelle filiere della costruzione e demolizione e delle bonifiche di siti contaminati.
    Gli ambiti di azione possono essere associati a tutte le fasi del ciclo di vita delle filiere della produzione di materiali per l’edilizia e del recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione e da bonifica di siti contaminati: l’approvvigionamento, il design, la produzione, la distribuzione, l’utilizzo, la raccolta e il fine vita (fonte: www.ue.regione.lombardia.it).

Concludendo, la strategia dell’Europa e dell’Italia sembrano essere chiare e prevedono che entro il 2030 ci sia una significativa bonifica dei suoli contaminati e che entro il 2050 l’inquinamento sia ridotto a livelli sostenibili: “l’inquinamento del suolo dovrebbe essere ridotto a livelli non più considerati nocivi per la salute umana e per gli ecosistemi naturali e rimanere entro limiti che il nostro pianeta può sostenere, così da creare un ambiente privo di sostanze tossiche” (Fonte: www.isprambiente.gov.it).

L’obiettivo non è solo mitigare il rischio ambientale, ma rigenerare i territori, recuperare il suolo e trasformare i siti contaminati in risorse. Nel contesto italiano, caratterizzato da un elevato numero di SIN, il paradigma dell’economia circolare può accelerare la bonifica e rendere le aree dismesse nuove opportunità per l’industria, la società e l’ambiente.


Fonti:
www.arpae.it
www.ispra.it
www.progetto-ricrea.org
www.bonifichesiticontaminati.mite.gov.it


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Maria Francesca Di Blasio
Written by Maria Francesca Di Blasio