In questo articolo parleremo di come poter smaltire l’olio vegetale esausto. Intendiamo per oli vegetali quegli oli che vengono estratti da organismi vegetali. Differiscono dagli oli minerali in quanto questi ultimi sono i residui delle distillazioni di tutte le tipologie di prodotti petroliferi derivati e assimilati. Tra i principali  impieghi degli oli minerali si devono menzionare quelli relativi ai settori dei lubrificanti e carburanti.

Gli oli vegetali sono invece una miscela di lipidi ricavata principalmente da frutti e semi oleosi e possono avere diversi impieghi quali:

 

In questo articolo parleremo quindi di come poter smaltire gli oli vegetali che hanno una metodologia ed una filiera completamente diversa da quella prevista per gli oli minerali.

L’errore che spesso facciamo è quello di considerare l’olio vegetale come un rifiuto organico. In realtà non è così. Non solo non si tratta di un rifiuto organico, ma l’olio da cucina non è neanche biodegradabile (come tipicamente sono i rifiuti organici). Da ciò ne deriva che dobbiamo avere grande attenzione nella gestione dei rifiuti costituiti da oli vegetali.

Dove smaltire l’olio vegetale esausto

Dove si smaltisce correttamente l’olio vegetale esausto? Se guardiamo la produzione “urbana” di oli vegetali (ad esempio l’olio di frittura) la corretta metodologia consiste nel conferire questo rifiuto alle isole ecologiche che si trovano nelle apposite aree indicate dai Comuni. Alcuni Comuni ben attrezzati riescono anche a fare il prelievo a domicilio del privato cittadino.

Da un punto di vista “industriale” invece occorre conferire questi rifiuti a società autorizzate al trasporto ed allo smaltimento/recupero degli stessi. Come per ogni altra attività di gestione di rifiuti le autorizzazioni necesssarie per poter esercitare la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio e la rigenerazione degli oli esausti sono quelle previste dalla parte IV del D.lgs. 152/06 e relative disposizioni attuative.

Quantità di olio vegetale esausto in Italia

In  Italia si producono circa  260 mila tonnellate di oli vegetali esausti, di cui 166 mila tonnellate (64%) derivanti da attività domestiche e 94 mila tonnellate (36%) dai settori professionali (industria, ristorazione e artigianato). (Fonte: CONOE Annual Report 2018)

Ogni italiano produce mediamente più di 4 litri di olio esausto all’anno che non può essere riutilizzato. Smaltire nel modo sbagliato l’olio esausto (es. olio di frittura) versandolo nel lavandino della cucina o, peggio ancora, nello scarico del wc, può causare gravissimi danni all’ambiente circostante, proprio perché, come detto precedentemente, è un bene NON biodegradabile.

Olio vegetale: grave fonte di inquinamento ambientale

Lo sversamento di oli esausti sul terreno è un atto molto grave, perché quando questo rifiuto viene disperso nel sottosuolo deposita un film sottilissimo attorno alle particelle di terra formando una sorta di velina impenetrabile tra le particelle stesse, l’acqua e le radici delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive da parte di quest’ultime.

Se gettato in mare, l’olio forma una patina che impedisce il passaggio dei raggi solari danneggiando l’ecosistema marino.

A contatto con le falde acquifere, l’olio esausto può rendere non più potabili decine e decine di litri di acqua, impedendone l’ossigenazione.

Riciclo degli oli vegetali esausti

L’olio esausto può essere riciclato? Ovviamente sì: attraverso il lavoro di aziende esperte in rifiuti “speciali”, l’olio esausto può trasformarsi in lubrificanti, inchiostri, oli per macchine agricole e perfino candele. Una volta entrato nel processo di smaltimento, l’olio esausto viene debitamente trattato, ripulito e rigenerato così da poter rientrare nella catena vitale ed essere reimmesso nel mercato sotto altre forme di prodotti.

Il riciclo degli oli esausti consente non solo di ridurre l’inquinamento ma anche di recuperare buona parte degli scarti per un nuovo riutilizzo industriale anche se il processo di recupero è complesso e richiede il rispetto di una normativa dettagliata.

L’olio vegetale o di origine animale, arrivato alla fine del suo ciclo di vita, può subire diversi trattamenti ed essere destinato ad affrontare nuove trasformazioni. Infatti, come abbiamo visto precedentemente, l’olio alimentare esausto, può essere riutilizzato per:

  • la produzione di Biodiesel;
  • la produzione di saponi;
  • olio rigenerato e adatto alla miscelazione con olio minerale lubrificante;
  • la produzione di bitumi stradali;
  • la produzione di mangimi animali;
  • la produzione di biogas.

 

Come smaltire correttamente l’olio vegetale esausto

Per gestire in modo corretto il riciclo e lo smaltimento dell’olio esausto è  fondamentale depositarlo in appositi contenitori e consegnarli alle aziende raccoglitrici autorizzate iscritte al CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti).

CONOE è stato costituito ai sensi del D.lgs. 22/97 (il cosiddetto Decreto Ronchi) il 1° ottobre 1998, modificato dal D.lgs. 152/06 (conosciuto come Testo Unico Ambientale) ed ha iniziato la sua attività nel 2001.

La sua funzione primaria è quella di organizzare, controllare e monitorare la filiera degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti a fini ambientali a tutela della salute pubblica. Il suo scopo è quello di ridurre la dispersione del rifiuto trasformandolo da costo ambientale ed economico a risorsa rinnovabile.

Partecipano al Consorzio le imprese che detengono o producono oli e grassi vegetali ed animali esausti; le imprese che effettuano operazioni di raccolta di trasposto e di stoccaggio di oli e grassi vegetali ed animali esausti, e le imprese che rigenerano e recuperano oli e grassi vegetali ed animali esausti.

Gli oli vegetali usati possono essere recuperati, come detto inizialmente, in molteplici processi e applicazioni: tal quali possono essere utilizzati come sorgente di energia rinnovabile in impianti di co-generazione; possono essere trasformati in biolubrificanti adatti all’utilizzo in macchine agricole o nautiche, nonché a prodotti per la cosmesi, saponi industriali, inchiostri, grassi per la concia, cere per auto.

Conclusioni

Negli ultimi anni il principale mercato di sbocco per il recupero di questo rifiuto ha riguardato l’utilizzo come materia prima seconda per la produzione di biodiesel: un combustibile vegetale non tossico e completamente biodegradabile che può essere utilizzato come carburante per autotrazione in sostituzione o miscelazione di carburanti di origine fossile, riducendo il contributo di emissioni di CO2 nel settore dei trasporti.
Nel sistema CONOE circa il 90% degli oli vegetali esausti viene avviato a produzione di biodiesel.

Questa forma di recupero, oltre a scongiurare impatti dannosi sul territorio e sulla salute delle persone grazie alla corretta gestione del rifiuto, assieme alla crescita dell’economia circolare promuove anche la transizione verso una economia a basse emissioni, sia come produzione di fonti rinnovabili sia come riduzione netta delle emissioni di gas serra.

Se volete maggiori informazioni su come e dove smaltire l’olio vegetale esausto potete rivolgervi direttamente al Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti (CONOE).

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Written by Antonio Moffa