Dal 19 luglio 2026 il settore tessile europeo entrerà in una nuova fase della sua transizione verso la sostenibilità. In questa data entrerà infatti in vigore il divieto per le grandi imprese di distruggere gli stock invenduti di abbigliamento, accessori e calzature.

Tra le misure previste dal Regolamento (UE) 2024/1781, noto come Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 28 giugno 2024, c’è il divieto per le grandi imprese di distruggere gli stock invenduti.

Come evidenzia il legislatore europeo: «I processi di produzione e i modelli di consumo attuali sono ancora troppo lineari e dipendenti dal flusso di nuovi materiali […] che sono infine smaltiti come rifiuti» (Fonte: Regolamento (UE) 2024/1781).

Il regolamento rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo e del Piano d’Azione per l’Economia Circolare, e si pone l’obiettivo di ridurre gli sprechi e promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili.

Un problema strutturale del settore tessile: gli stock invenduti

Il settore tessile è tra i comparti industriali con il maggiore impatto ambientale. La produzione, infatti, richiede grandi quantità di acqua, energia e sostanze chimiche, mentre la fase di fine vita dei prodotti è caratterizzata da tassi di riutilizzo e riciclo ancora molto bassi.
Secondo la Commissione europea, il consumo di prodotti tessili rappresenta il quarto maggiore impatto ambientale e climatico nell’UE, dopo alimentazione, abitazione e mobilità.
A questo si aggiunge un fenomeno spesso poco visibile ai consumatori: la distruzione sistematica delle eccedenze invendute.
Le stime della Commissione indicano che tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato europeo non viene mai utilizzato. Una parte significativa di questi articoli viene eliminata tramite incenerimento o smaltimento, con conseguenti emissioni e spreco di risorse (Fonte: European Environment Agency (2024), The destruction of returned and unsold textiles in Europe’s circular economy, EEA Briefing).
Il Regolamento 2024/1781 nasce proprio con l’obiettivo di affrontare queste inefficienze strutturali.
Il divieto di distruzione degli invenduti rappresenta quindi una misura di prevenzione dei rifiuti, coerente con la gerarchia europea di gestione dei materiali.

Cosa prevede il divieto dal 19 luglio 2026?

A partire dal 19 luglio 2026, il divieto riguarda le grandi imprese, definite secondo i criteri europei:

  • almeno 250 dipendenti, oppure;
  • 40 milioni di euro di fatturato, oppure;
  • 20 milioni di euro di totale di bilancio.

Mentre le medie imprese saranno coinvolte successivamente, a partire dal 2030, e le microimprese e piccole imprese restano escluse dall’obbligo.
Il divieto si applica, inoltre, alle categorie tessili considerate prioritarie per impatto ambientale e volumi di invenduto:

  • abbigliamento;
  • accessori di abbigliamento;
  • calzature.

Si tratta dei segmenti in cui la sovrapproduzione e la rotazione delle collezioni generano più frequentemente eccedenze di stock.
Ma cosa significa “divieto di distruzione”? Le imprese non potranno più incenerire gli invenduti, smaltirli in discarica, distruggerli tramite processi industriali, eliminarli come rifiuti senza aver valutato alternative.
Dovranno invece adottare strategie di gestione circolare, ad esempio: donazione, riutilizzo, ricondizionamento, vendita tramite outlet o canali secondari, riciclo di qualità. Insomma, l’obiettivo è mantenere il valore economico e materiale dei prodotti il più a lungo possibile.
Il regolamento prevede deroghe limitate e rigorosamente controllate.
La distruzione degli invenduti è consentita solo quando:

  • il prodotto è pericoloso per la salute;
  • il prodotto è contaminato o non recuperabile dal punto di vista igienico;
  • il prodotto è gravemente danneggiato;
  • la distruzione è richiesta da norme di sicurezza o obblighi legali;
  • In tutti gli altri casi, l’eliminazione dei prodotti invenduti è vietata!

Gli obblighi di trasparenza: la dichiarazione annuale

Oltre al divieto di distruzione, il regolamento introduce obblighi di trasparenza e rendicontazione. Le imprese dovranno pubblicare una dichiarazione annuale contenente informazioni su:

  1. quantità di prodotti invenduti generati;
  2. quantità eventualmente distrutte (solo nei casi consentiti);
  3. motivazioni della distruzione;
  4. destinazione degli invenduti non distrutti.

Gli impatti previsti sul settore moda: una trasformazione strutturale

Il divieto di distruzione delle eccedenze rappresenta un cambiamento significativo per l’industria della moda europea, che dovrà rivedere alcuni modelli produttivi consolidati.
Le imprese saranno incentivate, oltre che a ridurre i volumi di produzione, favorire lo sviluppo di modelli circolari come: piattaforme di resale, servizi di noleggio, programmi di ricondizionamento, implementare filiere di riciclo tessile avanzato.
L’ESPR, inoltre, mira a creare un sistema armonizzato valido per tutti gli Stati membri, evitando divergenze normative e garantendo condizioni uniformi per le imprese.

Cosa devono fare le aziende entro luglio 2026?

Per prepararsi all’entrata in vigore del divieto, si riportano di seguito alcune attività chiave che le imprese potrebbero avviare:

  • mappare gli stock invenduti e le cause di accumulo;
  • rivedere i processi produttivi per ridurre la sovrapproduzione;
  • implementare strategie alternative alla distruzione;
  • integrare criteri di progettazione sostenibile nei prodotti;
  • predisporre sistemi di monitoraggio e rendicontazione;
  • verificare i casi di possibile deroga.

In conclusione, il divieto di distruzione degli invenduti nel settore tessile, operativo dal 19 luglio 2026, segna un passaggio importante nella transizione dell’industria europea verso l’economia circolare.
Per le imprese della moda non sarà più possibile considerare l’invenduto come un costo da eliminare. Gli stock dovranno invece essere gestiti, valorizzati o reinseriti nel ciclo economico, attraverso strategie di riutilizzo, ricondizionamento e riciclo.
Il Regolamento (UE) 2024/1781 rappresenta quindi non solo una misura ambientale, ma anche un cambiamento strutturale nei modelli produttivi e commerciali del settore moda europeo.
Il divieto di distruzione degli invenduti si inserisce quindi in una strategia più ampia che mira a ridurre la produzione di rifiuti, aumentare la circolarità dei materiali e responsabilizzare le imprese lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.


Fonte:
REGOLAMENTO (UE) 2024/1781 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 13 giugno 2024, Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea


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Maria Francesca Di Blasio
Written by Maria Francesca Di Blasio